Ad un primo esame la “corona del rosario” è  lo strumento pratico necessario per recitarlo.

Infatti, il rosario risponde pienamente alle più semplici esigenze della nostra natura: siamo invitati a guardare qualcosa di reale: i fatti della vita di Gesù e Maria che, come un’icona, i misteri ci presentano.

Così come siamo anche invitati a toccare qualcosa di concreto: dei grani che, composti in un modo o nell’altro, compongono una corona… fatto questo che si perde nella memoria dei tempi dove era usuale contare i Pater noster su una cordicella a nodi.

Uso sul quale si innesta poi la recita dell’Ave Maria in numero di 150 a imitazione dei 150 salmi biblici: si può quindi lecitamente parlare di “salterio di mariano” o rosario.

Sua santità Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae scrisse che: “strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona".

Nella pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria.

Ma essa si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore alla contemplazione”.

Ma, considerando meglio, non si può trascurare quanto viene evidenziato dall’uso comune che, con la parola “corona”, definisce la preghiera stessa per cui trattando della corona dobbiamo parlare  del rosario.

  

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